Laste di Rocca Pietore





   
I LUOGHI DI LASTE
Sass de Rocia,

il simbolo delle Dolomiti


Nell’Ottocento nacque tra i viaggiatori europei la passione per le Dolomiti, territorio di scoperta romantico e fantastico. Tra i libri sull’argomento, ebbe grande fortuna e vasta diffusione quello scritto nel 1872 da una donna inglese, Amelia B. Edwards, con il titolo «Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys. A Midsummer Ramble in the Dolomites», ovvero «Cime inviolate e valli sconosciute. Vagabondaggi di mezza estate nelle Dolomiti».

Ebbene, tra tutte le cime delle Dolomiti, per la copertina di quel libro Amelia Edwards scelse il Sass de Rocia con il villaggio di Ronch. Laste protagonista in tutta Europa, dunque, con i suoi monoliti che fanno parte del gruppo della Marmolada.

Amelia B. Edwards aveva in animo di descrivere in particolare la Marmolada ma soprattutto Civetta e Pelmo, le Dolomiti che le parevano più belle di tutte. Così fece, ma per offrire al lettore, al viaggiatore, all’alpinista qualcosa di più, qualcosa di inaspettato, cercò di indicare qualche luogo «nuovo», mai visto, straordinario e insieme ignoto. Si vantava di averlo scoperto lei, il Sass de Rocia con le sue diverse guglie, la Gusela, la Murada. Nella copertina del suo libro si vede un campanile roccioso stilizzato (la Murada, pare), vicino a uno strapiombo, nei pressi di poche case. Il Sass de Rocia, così, veniva svelato e presentato a tutti i viaggiatori europei. «Una volta collocato sulle copertine delle varie edizioni del notissimo volume», scrive Tania Rossetto, «diventerà l’icona stessa di quelle Cime inviolate e valli sconosciute». Il libro, riedito e tradotto in italiano, è in vendita al Bar dai Gobi.

Oggi, centocinquanta anni dopo, il Sass de Rocia con i suoi picchi è ancora ben noto tra gli alpinisti ma non è molto frequentato dagli escursionisti. Le pareti verticali sono piene di vie di arrampicata, è una gigante palestra di roccia con tutti i tipi di difficoltà. Sul Sass de Rocia esiste anche una via ferrata, abbastanza facile ma capace di suscitare grandi emozioni, che conduce al pianoro presente sulla vetta, anch’esso una sorpresa.com’è una sorpresa, lassù, la presenza del bivacco del Pian de le Stele.

Le stelle del cielo non c’entrano, comunque, anche se il nome è suggestivo e bello. Perché le «stele», in ladino lastesano, sono le schegge di legno che provengono dal taglio e dalla lavorazione dei tronchi. Viene dal latino «astela», diminutivo di «asta».

Al Pian de le Stele nel 1946 fu anche girato un film, che si intitolava, appunto, «Pian delle Stelle». Era una storia di partigiani, e d’amore. Piacque alla critica, meriterebbe di essere riproposto, ogni tanto, a Laste.

«Rocia» in ladino non vuol dire «roccia» ma «rocca». Quale rocca? Forse un castello, come suggerisce anche il nome del pianoro da cui emerge improvviso il Sass de Rocia, che si chiama «Ignànter Ciastelàt»? E il Sass de la Murada, si riferirà alle mura? Il mistero non è chiarito del tutto, perché tra le Dolomiti il nome «rocca», «castello», «muro» è molto frequente e indica proprio i massicci con pareti strapiombanti, come le mura dei castelli.

Però c’è memoria di una fortificazione, e forse perfino il nome Rocca Pietore potrebbe alludere alla «rocca» del Sass de Rocia. Secondo alcuni, nei pressi del Sass de la Murada si vedono ancora le fondamenta del castello. E viene da pensare al Castello di Andraz, tutt’uno con la roccia su cui poggia. Un elemento di fascino in più per il Sass de Rocia.

Il Sass de Rocia è qui:


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LASTE’S SPOTS
Sass de Rocia,

the symbol of the Dolomites


European travelers in the 19th century were fascinated by the Dolomites, which were perceived as a territory full of romantic, fable–like discoveries. In 1872 Amelia B. Edwards, from Britain, wrote one of the most famous books on the subject, titled "Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys. A Midsummer Ramble in the Dolomites". Among the various peaks of the Dolomites, Amelia chose the Sass de Rocia rock as the cover of the book, which design included also the hamlet of Ronch. Laste. Laste’s monoliths (belonging to the Marmolada group) became thus well known in all of Europe.

In her book, Amelia B. Edwards wanted to describe the Marmolada group, and, more specifically, the mountains Civetta and Pelmo, which she found to be the most beautiful peaks of the Dolomites. In order to introduce readers, travelers and climbers to unexpected locations, Amelia refers to the Sass de Rocia as an extraordinary "new" and unknown peak that she claimed to have discovered herself. In the cover of the book we can see a rocky peak, believed to be Murada peak, which is part of the Sass de Rocia along with the Gusela Peak. Sass de Rocia was thus presented to European travelers. "Once the rock was on the cover of the numerous printings of the famous book it became the very icon of those unclimbed peaks and unknown valleys." Tania Rossetto writes. Amelia B. Edwards’ book is available at Bar dai Gobi.

150 years later, Sass de Rocia is well known among climbers, but is less famous among hikers. The vertical walls are equipped with climbing anchors and have several levels of difficulty. With the aid of a climbing harness, it is fairly easy to arrive at the flat top of the rock. In fact, the system of ladders on one side of the rock allows climbers to reach the plateau while admiring the surrounding beautiful landscape from atop.

The plateau on top of Sass de Rocia is not only characterized by beautiful vegetation and impressive views, but also by the presence of a small cabin–like shelter, always available to people. The name of the shelter is "Pian de le Stele", which sounds like "Stars’ Plateau". Although the name suggests the outstanding beauty of the plateau, its meaning derives from the local dialect word "Stele", that stands for "chippings of wood". In 1946 a well–acclaimed movie about partisans and romantic love, titled "Pian delle Stelle" ("Stars Plateau") was filmed in Pian de le Stele.

In the local dialect "Rocia" does not mean rock, as the Italian translation suggests. It indeed means "fortress". Perhaps the name comes from a castle, as the name of the location recalls (the location around Sass de Rocia contains the local name for "castle"). And what about Sass de la Murada, whose name recalls the Italian word for "wall"? Might it refer to the walls of the castle? The mystery is still unsolved, although names such as "castle" or "wall" are very common among the nomenclature of Dolomites’ sheer cliffs. There is, however, a common memory of a fortress. The name of the closest municipality, Rocca Pietore, contains the word "fortress" as well, and some believe it might refer to Sass de Rocia. Others claim that the foundation of the castle is still visible on Sass de la Murada. Ancient castles with foundations on these giant rocks are not uncommon in the Dolomites and the Castle of Andraz, in the nearby valley, is a great example. The pursuit of the mysterious castle on Sass de Rocia adds even more charm to an already dream–like location.

In this map, you can see the location of Sass de Rocia.

Translations by Silvia De Cassan


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